Comune di Vico Canavese

Il segno della presenza dell’uomo primitivo in Valchiusella è data dalle incisioni rupestri, sul lato sinistro orografico della valle.
Dall’originario uomo cacciatore si passa all’uomo pastore e agricolo, fino a giungere ai Salassi, tribù celtica, scesa dai monti della Gallia nel V secolo a. C.
I Salassi, stirpe di agricoltori, sono anche abili ricercatori di minerale ferroso e sanno ricavare attrezzi per l’agricoltura e armi taglienti.

Le prime notizie storiche risalgono al periodo in cui i Romani fondarono le prime colonie (Il nome è di chiara origine romana, derivando evidentemente da «vicus», villaggio aperto, non cinto da mura) per debellare i Salassi, popolo scaltro e agguerrito, che più volte riuscì a sbandare le legioni romane.
Assalti sanguinosi con le truppe del console Appio Claudio Pulcro prima ed i pretoriani di Caio Mario poi, fino all’insediamento della colonia di Eporedia (Ivrea) nel 100 a. C.
Facilitati e protetti dalla condizione del territorio, continuarono ad offrirsi con azioni di disturbo e poterono resistere a lungo, fino a quando nel 25 a.C. furono costretti a cedere le armi al console Terenzio Varrone Murena.
Ai romani rimasero numerosi schiavi e le miniere, con il conseguente sviluppo degli sfruttamenti estrattivi (Vallis Cavearis menzionata dai cronisti latini).

Dopo la dissoluzione dell’Impero Romano d’0ccidente si ebbero dominazioni di Goti, Lombardi, Francogermanici, fino all’insediamento del territorio nella Marca di Ivrea, voluta da Carlo Magno, alla cui morte si aprì una lunga serie di conflitti dovuti all’insediamento di potenti signorotti tendenti a esercitare il potere con prepotenza ed incremento delle estorsioni esose.

I valligiani, già provati da epidemie e scorrerie, insorsero con la cosiddetta rivolta dei tuchini (probabilmente da "tucun" tutti insieme) contro il potere feudale, riducendo a rovine i castelli dei conti locali.

Verso la metà del 1400 i Savoia posero fine alla rivolta e diedero nuovo impulso alle attività minerarie.

La Valchiusella fu in seguito coinvolta nell’ennesimo scontro franco-spagnolo e l’arrivo dei francesi, con l’imposizioni di leggi e costumi di ispirazione giacobina, diede luogo alla violenta rivolta "degli zoccoli", stoncata nel 1800.

Vico contribuì particolarmente alla preparazione dei moti del 1821, essendo sede di una "vendita" carbonara: la Casa dei Carbonari esiste tutt'oggi e si trova in Piazza Garibaldi.
Ferventi patrioti, oltre che uomini illustri della cittadina, furono condannati in contumacia a 20 anni di carcere: l'Avv. Gian Domenico Bertarione, il Notaio Pietro Fontana Rava, l'Avv. Pietro Giuliano Gillio e il Notaio Gian Giacomo Gillio.

Ancora tra i personaggi legati alla storia di Vico Giovanni Giuseppe Boglino, abate dell'Oratorio di S. Filippo, amico intimo di Silvio Pellico e Vincenzo Gioberti, e il benefattore Giacomo Saudino.

La prima guerra mondiale costò la vita di molti militari (28) di Vico e delle frazioni di Drusacco, Inverso e Novareglia.

Durante il fascismo il suo nome venne mutato in Valchiusa.

L’armistizio della seconda guerra mondiale segnò l’inizio della formazione di forze partigiane, con conseguenti cruenti scontri, l’incendio del palazzo municipale di Vico e la fucilazione di partigiani.

Tra le vestigia del passato meritano una visita le seicentesche Chiese di S. Giovanni Battista, a croce latina, con tre navate e campanile romanico; e quella di S. Rocco a Drusacco. in stile barocco, con un'unica navata e numerose decorazioni.
 

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